Il sito di uno studio professionale: farsi scegliere da chi non ti conosce
Chi cerca un commercialista, un avvocato o un consulente arriva spaventato e con una domanda precisa. Cosa deve trovare sul sito, e perché il passaparola da solo oggi lascia richieste per strada.
Una persona che cerca un commercialista, un avvocato o un consulente non sta facendo un giro di mercato. Ha una scadenza, una lettera che non ha capito, una decisione che non sa prendere da sola. Arriva sul sito con una domanda precisa e con un po’ di ansia.
Questo cambia cosa deve fare il sito di uno studio. Non deve convincere che siete bravi: quello lo dicono i colleghi e i clienti. Deve far capire, in due minuti, se vi occupate proprio di quel problema, come si comincia e cosa succede dopo il primo incontro.
Il passaparola resta la prima fonte anche a Prato, e non cambia. Ma oggi chi riceve il vostro nome vi cerca online prima di chiamare, e quello che trova decide se la telefonata arriva davvero.
Le quattro domande a cui rispondere
Sono le stesse in quasi tutti gli studi, che sia uno studio legale, un commercialista o un consulente del lavoro. Se il sito non risponde, risponde il telefono, e il tempo di chi risponde costa.
Spiegare senza promettere
Le regole di comunicazione dipendono dalla professione: prima di pubblicare, verifica quelle applicabili al tuo studio con il referente competente. Sul piano editoriale, descrivi attività, limiti e modalità di incarico senza promettere esiti che non puoi garantire.
È la scelta che consiglio a tutti gli studi: separare i due pubblici. Chi cerca informazioni trova contenuti che rispondono, chi ha già un caso trova un modo semplice per iniziare. Servire tutti con la stessa pagina significa non servire bene nessuno.
Il modulo, e cosa chiedere dentro
Un modulo di contatto che chiede nome, email e messaggio riceve messaggi inutilizzabili. Uno che chiede due o tre cose sul caso, in parole semplici, permette di capire prima dell’incontro se c’è un mandato.
Chiedete nome, recapito e ambito generale della richiesta. Invitate a non inserire dati sanitari, documenti fiscali o dettagli riservati nel modulo pubblico: concordate un canale adeguato dopo il primo contatto. Le domande devono servire a indirizzare la richiesta, non a raccogliere subito il fascicolo.
Una cosa da scrivere accanto al modulo: cosa succede dopo l’invio e in quanto tempo arriva la risposta. Chi ha un problema legale o fiscale aperto ha bisogno di sapere quando risponderete.
Le recensioni, con prudenza
Per uno studio le recensioni sono delicate: un cliente soddisfatto può scrivere cose che voi non potreste dire. Restano una delle poche prove pubbliche che avete, e su Google contano anche per comparire nelle ricerche della zona.
Il modo prudente è chiederle solo a chi ha concluso un rapporto, lasciando scrivere a loro senza suggerire parole, e non rispondere mai nel merito di un caso. Nell’articolo su come comparire su Google Maps a Prato spiego perché contano e come si chiedono.
Due percorsi: capire il problema e chiedere un incontro
Non tutti arrivano pronti a conferire un incarico. Una pagina di approfondimento può spiegare un problema generale e i limiti della risposta online. Una pagina di servizio deve chiarire invece a chi si rivolge lo studio, quali attività svolge e come viene valutata la richiesta. Collega le due pagine, senza creare decine di testi identici cambiando soltanto il comune.
Per ogni servizio prepara cinque elementi: situazione in cui intervieni, attività comprese, esclusioni, modalità del primo confronto e referente. Se parli di un caso, usa soltanto informazioni pubblicabili e non presentare un esito passato come promessa per il prossimo cliente.
Alla ricezione assegna la richiesta a una persona. Conta separatamente contatti pertinenti, appuntamenti svolti e incarichi: il modulo compilato non equivale a un cliente acquisito. Se il traffico arriva dalla zona, coordina queste pagine con la scheda Google dello studio; se il problema è il passaggio di consegne, lavora sul processo di gestione delle richieste.
Franco Stefanini: due ingressi per due momenti diversi
Il progetto Franco Stefanini, raccontato nel portfolio, distingue il percorso divulgativo da quello di chi ha già un caso da sottoporre. I contenuti del sito e dei social aiutano a capire il lavoro del patrocinatore stragiudiziale; l’ingresso dedicato permette di avviare un confronto sul proprio caso.
Per uno studio il principio è applicabile senza copiare il servizio: una persona che sta cercando informazioni non va trattata come chi è pronto a chiedere un incontro. Prima di progettare il modulo, decidi che cosa deve poter fare ciascuna. Questo caso documenta una scelta di struttura e contenuto, non una garanzia sul numero di incarichi né una regola valida per tutte le professioni.
Da dove cominciare
Se oggi il sito dello studio è una brochure con chi siamo, aree di attività e contatti, la prima cosa da rifare è la pagina che descrive il problema più frequente dei vostri clienti. Una sola, scritta bene, vale più di dieci pagine di materie.
Se volete guardarlo insieme, lo studio è in Via Filippo Brunelleschi 30: trovate come lavoriamo sulla pagina della web agency a Prato.