Trasformazione Digitale

L'RPA nel ciclo passivo come leva di liquidità aziendale

Gabriele Pecchioli

Gabriele Pecchioli

14 min di lettura

Provate a chiedere al titolare di una PMI quanto tempo ci mette una fattura fornitore ad attraversare la sua azienda, dal momento in cui entra al momento in cui viene pagata. La risposta tipica oscilla tra "una settimana" e "dieci giorni". Misuratelo con cronometro alla mano. Nella stragrande maggioranza dei casi siete sopra i 35-40 giorni. Non è malafede. È che nessuno ha mai cronometrato i tempi morti tra un passaggio e l'altro. La fattura arriva via email o via SDI, viene scaricata e spesso stampata, finisce in una vaschetta, aspetta il turno del data entry, viene verificata contro l'ordine, attende l'approvazione di chi ha la firma, viene registrata nel gestionale, infine entra nel primo giro utile di bonifici. Ogni singolo passaggio richiede da poche ore a qualche giorno. Preso singolarmente, nessuno sembra critico. La somma produce un ritardo strutturale che ha un costo, e quel costo non finisce nel conto economico.

Il pattern non è un caso estremo. Secondo l'Osservatorio Fatturazione Elettronica e Digital B2B del Politecnico di Milano (osservatori.net), il tempo medio di gestione del ciclo passivo nelle PMI italiane con meno di 50 dipendenti è di 38 giorni. Il dato non include i tempi di pagamento concordati contrattualmente. È il tempo che passa dal ricevimento della fattura alla sua registrazione definitiva e alla disposizione del pagamento. Il 46% di queste imprese gestisce il processo prevalentemente con Excel e email. Il 28% usa un gestionale che copre solo la registrazione contabile, non l'intero ciclo. Solo il 12% ha un sistema che gestisce il flusso end-to-end. Il restante 14% usa quelli che l'Osservatorio classifica come "altri strumenti": nei fatti, carta, post-it, memoria della persona addetta all'amministrazione.

Tempo ciclo passivo manuale: giorni per fase

Rilevazione su un campione di 15 PMI del centro Italia, media ponderata.

Astraiamo il ciclo. Prendiamo una fattura da 4.200 euro per fornitura di materiale da imballaggio. Arriva via SDI (Sistema di Interscambio) alla PEC aziendale il lunedì mattina. La persona dell'amministrazione, che gestisce anche buste paga e corrispondenza, la scarica il mercoledì pomeriggio. Primo tempo morto: 2 giorni. Non per pigrizia. Perché tra lunedì e martedì erano in lavorazione le scadenze contributive. La fattura viene stampata e confrontata manualmente con l'ordine di acquisto, che sta in un raccoglitore nell'ufficio del responsabile acquisti. Il responsabile acquisti è in magazzino metà della giornata. Tra disponibilità di entrambi, passano altri 3 giorni. Compaiono due discrepanze: il prezzo unitario differisce di 0,15 euro su una voce, la quantità consegnata è inferiore di 20 pezzi rispetto all'ordine. Telefonata al fornitore. Verifica del fornitore. Risposta il giorno dopo: il prezzo è quello aggiornato dal listino di gennaio, i 20 pezzi mancanti arrivano la settimana successiva con fattura separata. Tempo perso nella verifica: 5 giorni in totale.

Ora la fattura deve essere approvata. L'approvatore è il titolare, che ha soglia di firma su tutti gli acquisti sopra i 1.000 euro. Quasi tutti gli acquisti superano i 1.000 euro. Il titolare quella settimana è a una fiera di settore. Torna giovedì. Venerdì ha sei riunioni. Lunedì guarda la pila di fatture sulla scrivania, ne approva alcune, ne accantona altre in attesa di chiarimenti dal responsabile acquisti che è in ferie. La fattura da 4.200 euro viene approvata il martedì della settimana successiva. 12 giorni dalla ricezione. Non 12 giorni di lavoro: 12 giorni di calendario, di cui forse 30 minuti di lavoro effettivo sul documento. Il resto è coda, attesa, indisponibilità delle persone giuste al momento giusto. La fattura viene registrata nel gestionale il giorno dell'approvazione. Venti minuti di data entry manuale. Il gestionale è un software degli anni 2010 che non legge automaticamente i dati dal file XML della fattura elettronica. Ogni campo viene trascritto a mano. Un'operazione che un software di automazione RPA completerebbe in 15 secondi.

Tipologia di errori nel ciclo passivo manuale

Distribuzione su 2.400 fatture analizzate in 15 PMI. Fonte: elaborazione interna.

Data entry errato38%
Fatture duplicate22%
Approvazione errata18%
Ritardo pagamento15%
Mancata registrazione7%

Il costo degli errori non è solo operativo. È finanziario. Ogni fattura pagata in ritardo può generare interessi di mora. Il costo vero, quello che quasi nessuna PMI calcola, è il costo opportunità della liquidità bloccata. Prendiamo un'impresa che riceve 200 fatture al mese con valore medio di 3.500 euro. Se il ciclo di gestione richiede 45 giorni invece di 8, ci sono circa 700.000 euro di fatture in transito in ogni istante. Settecento mila euro che l'azienda deve al fornitore, che il fornitore si aspetta, ma che l'azienda non ha ancora registrato nel suo sistema. Quei soldi esistono. Il problema è che nessuno sa esattamente quando usciranno, rendendo impossibile una pianificazione finanziaria accurata. Il direttore finanziario (o, più spesso, il commercialista esterno) lavora con dati incompleti e in ritardo. Le previsioni di cassa restano approssimative. Gli sconti per pagamento anticipato vengono persi sistematicamente. Un fornitore che offre il 2% per pagamento a 10 giorni, su un volume annuo di acquisti di 180.000 euro, vale 3.600 euro l'anno. Ogni anno. Persi finché il ciclo passivo resta troppo lento per cogliere la finestra.

Non sono solo numeri. C'è un costo umano. Chi gestisce il ciclo passivo manualmente vive in uno stato di stress cronico: sa che ci sono fatture in ritardo, sa che ci sono errori che prima o poi emergeranno, sa che il titolare reagirà male alla scoperta di una mora o di un pagamento duplicato. Il tempo medio dedicato al ciclo passivo nelle PMI con volumi tra 150 e 250 fatture al mese, secondo i dati di campo, oscilla tra le 12 e le 16 ore settimanali. Circa il 40% di un contratto a tempo pieno dedicato a un processo che, nella sua forma attuale, è progettato per generare errori. Non è una questione di competenza della persona. È una questione di design del processo. Quando si chiede a un essere umano di trascrivere 200 fatture al mese da un formato elettronico a un gestionale, l'errore non è eventuale. È strutturale. La domanda non è se ci saranno errori, ma quanti. I dati dell'Osservatorio Digital B2B indicano un tasso di errore medio del 4,2% nel data entry manuale delle fatture. Su 200 fatture al mese sono 8-9 errori. Ogni mese. Con tutto ciò che ne segue: riconciliazioni, note di credito, telefonate ai fornitori.

La soluzione

La stessa fattura, con l'RPA

Prendiamo la stessa fattura da 4.200 euro e seguiamola in un processo automatizzato. Non un processo ideale: un processo realistico, implementato in un'azienda reale con strumenti disponibili oggi sul mercato italiano.

La fattura arriva via SDI. Un bot RPA (Robotic Process Automation) la intercetta entro 15 minuti dalla ricezione. Il bot legge il file XML, estrae tutti i dati strutturati (fornitore, partita IVA, importo, voci di dettaglio, date, riferimenti ordine) e li confronta in automatico con gli ordini di acquisto presenti nel gestionale. Il confronto richiede 8 secondi. Il bot identifica la discrepanza sul prezzo unitario e la differenza di quantità. Invece di fermarsi in attesa dell'intervento umano, classifica le discrepanze secondo regole predefinite. La differenza di prezzo è inferiore al 5%? Viene segnalata ma non blocca il flusso, perché la soglia di tolleranza configurata è del 5%. La differenza di quantità è negativa (consegnato meno dell'ordinato)? Viene registrata e genera un alert automatico al responsabile acquisti, mentre la fattura prosegue il suo percorso per la parte consegnata. Tempo totale dalla ricezione alla pre-registrazione: meno di un'ora. La velocità del bot pesa relativamente. Il fattore decisivo è che il bot non ha altre cose da fare. Non è impegnato con le buste paga.

L'approvazione è il passaggio dove l'automazione deve convivere con la decisione umana. Qui le imprese commettono l'errore più comune: replicano nel digitale la stessa catena approvativa del processo cartaceo. Il titolare approva tutto sopra i 1.000 euro? Allora il sistema digitale manda tutto al titolare. È un errore di metodo. La digitalizzazione del flusso approvativo è l'occasione per ridisegnarlo. Un'impostazione robusta prevede tre livelli: sotto i 2.000 euro con fornitore ricorrente e ordine corrispondente, approvazione automatica. Tra 2.000 e 10.000 euro, approvazione del responsabile acquisti con notifica push sullo smartphone (push, non email, che finisce nel rumore). Sopra i 10.000 euro, approvazione del titolare. Con questa struttura, l'80% delle fatture non richiede alcun intervento del titolare. La fattura da 4.200 euro, con ordine corrispondente e fornitore ricorrente, viene approvata dal responsabile acquisti con un tap sul telefono mentre è in magazzino. Tempo: 30 secondi. Il sistema registra in automatico la fattura nel gestionale (senza data entry manuale) e la inserisce nel piano pagamenti secondo le condizioni contrattuali con quel fornitore. Il fornitore offre il 2% per pagamento a 10 giorni? Il sistema segnala l'opportunità e, se c'è liquidità sufficiente secondo le previsioni di cassa, predispone il pagamento anticipato. Fine del processo. Dalla ricezione al pagamento: 8 giorni. Di cui 7 sono il termine di pagamento concordato. Il tempo di gestione effettivo è meno di un giorno.

Confronto tempi: ciclo passivo manuale vs RPA

Giorni medi per fase. Fonte: rilevazione interna su 15 PMI prima e dopo implementazione RPA.

45 → 8 gg

Ciclo passivo

-82%

Errori

6-12 mesi

ROI

15h/sett.

Tempo liberato

I numeri del confronto sono impressionanti sulla carta. Vale la pena essere onesti su cosa significano nella pratica. Il passaggio da 45 a 8 giorni non avviene il giorno dopo l'attivazione. Avviene gradualmente, nell'arco di 2-3 mesi, man mano che le regole di automazione vengono affinate e che le persone imparano a fidarsi del sistema. Nelle prime settimane, chi è in amministrazione controlla manualmente ogni fattura processata dal bot. È normale. È sano. La fiducia nell'automazione si costruisce, non si impone. Dopo il primo mese, con un campione di circa 180 fatture processate e un numero residuo di errori riconducibili a dati errati nei file XML dei fornitori (non al bot), la verifica diventa selettiva. Dal terzo mese in avanti, il controllo si concentra solo sulle fatture che il bot segnala come anomale. Questo percorso è inevitabile e va pianificato. Chi vende RPA con la formula "installi e parti" sta vendendo un'illusione.

Parliamo di ROI. Il costo di implementazione di un sistema RPA per il ciclo passivo in una PMI con 150-300 fatture al mese varia tra 15.000 e 35.000 euro, a seconda della complessità del gestionale esistente e del numero di fornitori. Il costo ricorrente (licenze software, manutenzione, aggiornamenti) si colloca tra 300 e 800 euro al mese. Dall'altra parte, i risparmi misurabili: circa 15 ore settimanali di lavoro amministrativo (valore: 18.000-22.000 euro l'anno al costo azienda), sconti per pagamento anticipato recuperati (variabili, indicativamente 2.000-8.000 euro l'anno), riduzione delle more (1.000-3.000 euro l'anno), riduzione degli errori e delle relative correzioni (difficile da quantificare con precisione, reale). In totale, il risparmio annuo per una PMI tipica si colloca tra 25.000 e 35.000 euro. ROI tra 6 e 12 mesi. È un investimento che si ripaga. Non è gratuito e non è istantaneo. Chi non ha 15.000-35.000 euro da investire, o chi non può aspettare 6-12 mesi per il ritorno, deve valutare alternative più graduali: un CRM con automazione dei workflow può essere un primo passo meno impegnativo.

Le ombre

Cosa non vi dicono sull'RPA

Ogni tecnologia ha un lato oscuro. L'RPA non fa eccezione.

Il primo problema è la fragilità. Un bot RPA funziona perché interagisce con interfacce e formati prevedibili. Quando il gestionale si aggiorna e cambia la posizione di un campo, il bot si rompe. Quando un fornitore invia una fattura con un formato XML non standard (succede più spesso di quanto si pensi), il bot non la processa. Quando il sistema di posta cambia le regole di routing, il bot non riceve più le fatture. Ogni cambiamento nell'ambiente circostante richiede un aggiornamento del bot. Genera un costo di manutenzione continuo che i fornitori di RPA tendono a minimizzare in fase commerciale. Secondo un report Gartner del 2024 (gartner.com), il 30-40% del costo totale di un progetto RPA su 3 anni è manutenzione post-implementazione. Non è un difetto dell'RPA in sé. È una caratteristica intrinseca dell'automazione basata su regole in ambienti che cambiano. Va saputo prima della firma, non scoperto dopo.

Il secondo problema è la resistenza organizzativa. Chi dedica 15 ore a settimana al ciclo passivo, quando arriva il bot, non si sente liberato. Si sente minacciato. "Allora non servo più?" è la domanda che emerge in modo ricorrente nelle implementazioni. La risposta onesta è che il ruolo cambia, non sparisce. Il tempo liberato dall'automazione può essere dedicato ad attività a maggior valore: analisi dei costi, negoziazione con i fornitori, pianificazione finanziaria. Richiede però un percorso di upskilling che molte PMI non pianificano. Installano il bot, liberano tempo, e quel tempo resta vuoto o viene riempito con altre attività a basso valore. La promessa dell'RPA non è "fare le stesse cose con meno persone". È "fare cose diverse con le stesse persone". Se non si investe nella seconda parte della promessa, la prima diventa un taglio dei costi mascherato da trasformazione. Per approfondire come il marketing automation si integra con questi processi, vale la pena leggere la nostra analisi dedicata.

Il terzo problema, il più sottile, è la falsa sicurezza. Un processo automatizzato sembra più affidabile di uno manuale. In media lo è. Quando però fallisce, fallisce in silenzio. La persona in amministrazione che sbaglia una registrazione se ne accorge prima o poi, perché i numeri non tornano. Un bot che classifica erroneamente una fattura la registra con la stessa sicurezza con cui registra quelle corrette. L'errore emerge solo alla chiusura contabile, o peggio, durante un controllo fiscale. Per questa ragione, ogni implementazione RPA seria include un sistema di eccezioni e un audit trail. Il sistema di eccezioni funziona solo se qualcuno lo presidia. Se nessuno lo guarda, torniamo al punto di partenza. La tecnologia c'è. Nessuno la usa.

L'esito tipico, sei mesi dopo l'attivazione dell'RPA in una PMI con il profilo descritto, è un ciclo passivo che scende a 10-12 giorni (non 8: alcuni fornitori hanno tempi di risposta lunghi sulle discrepanze, e le soglie di approvazione automatica vengono spesso tenute più conservative di quanto sia tecnicamente possibile). Le ore settimanali dedicate al ciclo passivo dall'amministrazione scendono da 15 a 4. Quel tempo, se gestito con metodo, genera valore aggiuntivo non previsto in fase di business case. L'analisi mensile dei costi per fornitore, che prima non esisteva, comincia a essere prodotta. È in quel tipo di analisi che emergono i risparmi più significativi: un listino cresciuto del 12% in 18 mesi senza che nessuno se ne fosse accorto, una rinegoziazione che vale 14.000 euro l'anno, l'eliminazione di un fornitore ridondante. Spesso queste voci, prese insieme, valgono più dell'intero sistema RPA. Il valore dell'automazione non è nell'automazione. È in ciò che le persone fanno con il tempo liberato. Per capire da dove partire, il nostro lavoro sulle automazioni digitali è pensato per PMI che gestiscono tra 100 e 500 documenti al mese. Il primo passo è sempre lo stesso: misurare. Quanto tempo ci mette una fattura ad attraversare la vostra azienda, misurato e non stimato? Probabilmente più di quanto pensate.